– Angelo Maci: Articolo del 15 dicembre 2025 su Roberto Cappello / Pianoforte


DER WANDERER
Il viaggio infinito di Schubert attraverso Liszt
nelle mani di ROBERTO CAPPELLO

Esistono opere che non nascono per essere semplicemente ascoltate, ma per essere attraversate. Der Wanderer è una di queste. Non una semplice raccolta discografica, non un progetto editoriale, bensì un cammino: quattro CD, oltre quattro ore di musica, un unico respiro che racchiude, per la prima e unica volta al mondo, l’intero corpus dei Lieder di Franz Schubert trascritti per pianoforte da Franz Liszt. Un’opera-mondo, un atlante poetico in cui la voce umana si ritira in silenzio e il pianoforte assume il compito più arduo: ricordare. A farsi carico di questo compito immenso è il pianismo consapevole e visionario del Maestro Roberto Cappello.

Schubert scrive i Lieder come pagine di vita. Non li pensa per l’eternità, ma per l’istante. Sono confessioni intime, diari sonori affidati a una voce e a un pianoforte che accompagna, suggerisce, respira. Liszt, arrivando dopo, compie un gesto radicale: non tradisce Schubert, lo trasporta. Prende quelle voci e le affida a uno strumento solo, chiedendogli di farsi coro, parola, respiro e destino. È un atto di devozione, ma anche di coraggio. Perché trascrivere Schubert significa misurarsi con la fragilità dell’anima. E interpretarlo oggi significa assumersi una responsabilità ulteriore.

È qui che entra in gioco Roberto Cappello. La sua non è una semplice esecuzione integrale, ma una vera e propria attraversata. Cappello non impone una lettura, non cerca l’effetto, non indulge nel virtuosismo fine a se stesso. Il suo pianoforte ascolta prima di parlare. Ogni Lied trascritto diventa una scena interiore, un luogo della memoria in cui la melodia emerge con naturalezza, come se fosse sempre stata pensata per la tastiera.

I Lieder schubertiani nascono dalla poesia tedesca: Goethe, Müller, Heine. Testi in cui il viaggio non è mai geografico, ma interiore. Il viandante, figura ricorrente, non cerca una meta: cerca se stesso. Liszt comprende questa essenza e, nelle sue trascrizioni, non amplifica soltanto la scrittura pianistica, ma il senso stesso del vagare. Cappello raccoglie questa eredità e la rende viva, attuale, necessaria. Il pianoforte diventa paesaggio, vento, notte, nostalgia. Le mani attraversano la tastiera come sentieri innevati, con passo fermo ma mai arrogante.

Dal punto di vista stilistico, le trascrizioni lisztiane non sono meri esercizi di bravura. Certo, Liszt è il pianista-demiurgo, capace di piegare lo strumento a ogni esigenza tecnica. Ma qui la tecnica è sempre subordinata al racconto. Cappello lo sa, e lo dimostra con un controllo del suono che privilegia la chiarezza del canto, la trasparenza delle voci interne, il respiro naturale della frase. La melodia vocale resta intatta, sacra, mentre il pianoforte ne assorbe il testo invisibile. È come se lo strumento parlasse senza parole, ma con infinita precisione emotiva.

Der Wanderer assume così un valore storico e culturale straordinario. Racchiudere l’intera opera delle trascrizioni significa restituire completezza a un capitolo spesso frammentato, disperso in recital isolati, antologie parziali, esecuzioni occasionali. Qui, invece, il viaggio è continuo. Dall’intimismo più raccolto alle esplosioni drammatiche, dalla semplicità disarmante di un canto popolare alla complessità visionaria dell’ultimo Schubert filtrato dall’estetica romantica lisztiana. Cappello tiene insieme tutto questo con una visione unitaria, senza mai perdere il filo narrativo.

Le rarità contenute nel cofanetto non sono semplici curiosità per specialisti. Sono pagine preziose che rivelano quanto Liszt fosse custode attento dell’anima schubertiana. E quanto un interprete, oggi, debba farsi mediatore e non protagonista. In questa registrazione non c’è mai appropriazione, ma ascolto. Non c’è mai esibizione, ma responsabilità. Come se ogni nota fosse pronunciata con rispetto, sapendo che dietro c’è una voce che non può più parlare.

Il libretto di 80 facciate completa l’esperienza come una guida silenziosa. Le note critiche accompagnano senza imporre, la guida all’ascolto suggerisce senza dirigere. I testi originali in tedesco, con traduzione italiana a fronte, ricordano che dietro ogni suono vive una parola, e dietro ogni parola un essere umano.

In Der Wanderer il tempo sembra sospeso. Schubert, morto giovane, continua a camminare. Liszt gli cammina accanto. Roberto Cappello li segue, li ascolta, li restituisce. E noi, ascoltando, diventiamo viandanti a nostra volta. Perché questa musica non chiede di essere spiegata, ma abitata.

E forse è proprio questo il dono più grande di quest’opera: ricordarci che anche quando la voce tace, il canto può continuare. Che anche nella solitudine più profonda esiste qualcuno disposto ad ascoltare e a restituire bellezza. E che ogni viaggio, se affrontato con rispetto e verità, porta sempre con sé una promessa di luce.

Milano, 15 dicembre 2025. Angelo Maci

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ROBERTO CAPPELLO esegue di Schubert-Liszt “LA TROTA”
incisione ACUSTICA EDIZIONI di CAMPI SALENTINA (Le) 1998

 ROBERTO CAPPELLO esegue di Schubert-Liszt “AVE MARIA”
incisione ACUSTICA EDIZIONI di CAMPI SALENTINA (Le) 1998

ROBERTO CAPPELLO esegue di Schubert-Liszt “SERENATA”
incisione ACUSTICA EDIZIONI di CAMPI SALENTINA (Le) 1998